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CHIUSI D'INVERNO
Tutte Le Iniziative Per Scoprire Chiusi Anche in Inverno
toscana (siena) chiusi

pubblicato il 17/01/2014 12:17:37 nella sezione "Storia & musei"
a cura di AC

La sete di conoscenza non si ferma mai e non va in vacanza neppure d'inverno! Se siete appassionati di storia antica e volete scoprire cosa propone la bellissima cittadina di Chiusi, non fatevi scappare le iniziative promosse dal Gruppo Guide Turistiche e Ambientali di Chiusi che dal 18 gennaio propongono una serie di appuntamenti imperdibili.
Sabato 18 gennaio si inizia con un tour guidato alla scoperta del Museo Nazionale Etrusco e della necropoli etrusca. Si prosegue poi con il percorso a tema "Da Porsenna a Liutprando" il 19 e 26 gennaio, che propone oltre alla visita guidata del Museo Nazionale Etrusco e della Cattedrale di San Secondiano, un'affascinante passeggiata fra i vicoli della Città, alla ricerca delle testimonianze del passato. Infine, sempre il 19 e il 26 gennaio, sarà possibile visitare la " Chiusi Sotterranea" e i suggestivi cunicoli del "Labirinto di Porsenna", un percorso ricco di fascino che porterà i visitatori allo splendido laghetto sotterraneo fino a scoprire la sommità della Torre di San Secondiano per godere del bellissimo panorama.
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Santa Maria della Scala, dal gennaio 2010 all'agosto 2013 registrati 155mila ingressi
toscana (siena) siena

pubblicato il 18/10/2013 10:26:47 nella sezione "Storia & musei"
"Incremento costante, anno per anno, dei paganti
Per il Sindaco "l’attivazione della nuova convenzione sicuramente incrementerà gli ingressi, diversificando l’offerta"


Il consigliere Giuseppe Giordano (Siena Rinasce) ha presentato, questa mattina in Consiglio comunale, un’interrogazione tesa a conoscere: il numero dei biglietti, divisi per tipologia, emessi nell’ultimo triennio per la visita del complesso museale S. Maria della Scala, e nel dettaglio, la bozza di convenzione, recentemente approvata dalla Giunta, per incentivare i tour operator a promuovere il Santa Maria della Scala.

Il Sindaco Valentini nel riportare i dati ha informato che "la nuova convenzione, redatta in 4 lingue: inglese, tedesco, francese e spagnolo, verrà attivata di volta in volta, in accordo con i tour operator, incentivandoli, così, a proporre ai loro clienti la visita al complesso museale". Verrà infatti applicata una tariffa ridotta, € 3.50 a persona, a condizione che gli stessi conducano al museo almeno 45 persone al mese. L’attuale bigliettazione prevede € 6 per l’intero, € 4.50 per i gruppi ed € 3.50 per le categorie con una riduzione di 50 centesimi se l’acquisto avviene entro le ore 24 del giorno precedente.



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Parco Museo Minerario Abbadia San Salvatore
toscana (siena) abbadia san salvatore

pubblicato il 01/09/2013 18:38:15 nella sezione "Storia & musei"
Un viaggio nella storia affascinante, talora misteriosa del mercurio e del suo minerale, il cinabro, e attraverso le vicende di popolazioni, di villaggi, di montagne che questo minerale hanno vissuto e che dalla distillazione di questo metallo hanno ricavato prosperità, sviluppo, ma anche drammi sofferenze, sacrifici. Questo sito nasce dalla voglia di approfondire e far conoscere, una delle vicende legate allo sviluppo e all'evoluzione delle miniere di mercurio nella zona del monte Amiata; il valore storico e culturale di questo partimonio devono essere preservate e di conseguenza essere messe in evidenza.
Un viaggio attraverso le vicende di persone che nella miniera hanno consumato la loro salute, la loro gioventù , la loro vita, attraverso centri urbani e villaggi che hanno cambiato il loro volto, il loro modo di essere, comunità che hanno cominciato a pulsare di vita, secondo modelli di comportamento, di mentalità mai conosciute prima. Sopratutto attraverso la storia della miniera che, ricollegandosi ad un'antica consuetudine di convivenza con il cinabro e con il mercurio, ha cositutito il ponte verso la modernità, con tutti i fasti ed infamie che questa parola evoca allorchè essa è divenuta industria.
Molto resta ancora da documentare e da studiare; ma le premesse sono positive sopratutto perchè, oltre al restauro di edifici, al recupero di alcune aree, anche un'altra operazione di straordinaria importanza è stata avviata con coraggio , tempestività e lungimiranza: il salvataggio e la valorizzazione di un consistente patrimonio archivistico il cui destino più probabile sarebbe stato la dispersione e la distruzione. Occorre far emergere i caratteri specifici, di unicità, di eccezionalità del passato delle miniere dell'Amiata e i tratti che esse hanno invece in comune con le altre realtà italiane e straniere nell'ambito del fenomeno della civilizzazione industriale che è parte fondamentale della storia dell'Europa e del mondo intero...Ma per Abbadia San Salvatore e per l'Amiata è assolutamente necessario che il lavoro e l'impegno proseguano senza caure di tensione, senza allentamenti, senza che si sia giunti al recupero di tutto quell'immenso patrimonio di strutture
e di edifici ancora esistenti, fino alla bonifica dell'area industriale e alla sua fruizione, fino alla riapertura delle gallerie e al recupero di altre aree come il Siele, fino a ricostruire tassello dopo tassello tutto il complesso mosaico del passato industriale e del presente monumentale e archeologico della tradizione mercurifera amiatina e italiana.
Attraverso la rete informatica vogliamo far conoscere ed apprezzare la grande storia delle miniere di mercurio, nel migliore modo possibile, nell'intento di trasmettere una grande passione, un grande voglia di sapere, di conoscere e di rivivere il tempo che è stato e che oggi riviviamo con grande interesse.
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MAEC Museo dell'Accademia Etrusca e della Città di Cortona
toscana (arezzo) cortona

pubblicato il 28/08/2013 08:20:24 nella sezione "Storia & musei"
Il Museo dell’Accademia Etrusca si è formato a partire dal 1727, quando l’abate Onofrio Baldelli donò la sua collezione e la sua biblioteca all’Accademia Etrusca, appena costituitasi ad opera dei fratelli Marcello, Filippo e Ridolfino Venuti e di un ristretto gruppo di giovani nobili cortonesi, interessati alla cultura illuministica. Gli studi promossi e pubblicati in Accademia, che grazie ai loro autori assumevano una rilevanza europea, dettero origine al movimento della etruscheria, dalla cui progressiva evoluzione è sorta la moderna disciplina archeologica. In particolare il Museo si è continuamente arricchito, a partire dal XVIII secolo, con molte opere di interesse archeologico, rinvenute nel territorio cortonese, o donate dai vari soci, e con oggetti d’arte e di artigianato di varie epoche storiche. Accanto ad esso, la Biblioteca, che costituiva il secondo principale campo d’interesse dell’Accademia.
Pur nell’ininterrotto sviluppo di cui ha sempre goduto, la sede del Museo, e di conseguenza anche della Biblioteca e dell’Accademia è sempre restata all’interno del palazzo Casali, dall’originaria concessione granducale ad oggi.
Il Museo è, per sua stessa definizione, museo dell’Accademia Etrusca: ossia è immagine della istituzione da cui ha avuto origine; non si tratta pertanto di un museo tradizionale, sia esso archeologico, o pinacoteca, o museo d’arte, o, tanto meno, museo civico. Nelle varie sale invece è possibile seguire lo spirito di quella cultura che a partire dal 1727 è emanata dall’Accademia: una sorta di “sistema museale” composto, oltre che dal vero e proprio Museo, dalla Biblioteca, dalle varie pubblicazioni e attività accademiche, fino alle stesse tombe etrusche di proprietà accademica.

Il Museo della città etrusca e romana di Cortona nasce per volontà del Comune di Cortona dal progetto scientifico di Mario Torelli, ordinario di archeologia etrusca e romana nell’Università di Perugia, che nel 1986 riceveva dal Comune di Cortona l’incarico di redigere e realizzare un progetto organico di indagini sulla antica polis di Cortona e sul suo territorio, per aggiornare il quadro di riferimento storico allora disponibile, ormai insufficiente. Fu una scelta pioneristica (all’epoca, la ricerca archeologica si collocava fuori dagli orizzonti dei comuni) e lungimirante, il cui esito è il Museo della Città Etrusca e Romana di Cortona, che risponde alle aspettative suscitate dai ritrovamenti avvenuti negli ultimi quindici anni (ognuno dei quali rilevante e, nel complesso, di portata eccezionale) e svela agli specialisti e al più vasto pubblico un volto nuovo ed inedito di Cortona, colmando una lacuna importante: Cortona fino ad oggi era l’unica delle grandi metropoli etrusche a non avere un proprio museo archeologico.
Imponenti sono le caratteristiche della nuova realizzazione, a partire dalla struttura. Il museo è ospitato ai piani interrato e seminterrato di uno degli edifici cortonesi più belli, Palazzo Casali, nato dall'accorpamento di più fabbricati, alcuni risalenti al XIII secolo, disposti intorno ad una corte interna. L’edificio (prima residenza dei Casali, signori di Cortona dal 1325 al 1409, dal 1410 palazzo pretorio, sede del commissario fiorentino) ha subito nel corso del tempo numerose trasformazioni nell'assetto e nelle funzioni, agevolmente leggibili tanto nell'aspetto esterno, quanto nella struttura interna. Le sale espositive, oggetto di impegnativi lavori di adeguamento funzionale e di restauro, effettuati dal Comune di Cortona e progettati e diretti dall'architetto Enrico Lavagnino, occupano una superficie di circa mille metri quadri, ricavati ai piani terra e seminterrato di Palazzo Casali, ed inglobano un impressionante tratto murario etrusco lungo oltre quindici metri, riportato alla luce nel corso dei lavori.
Il Museo della Città Etrusca e Romana di Cortona disegna su questa ampia superficie un itinerario che segue l'evoluzione storica della città, nel quale trovano posto tutti i materiali, dalla età villanoviana a quella romana, rinvenuti nel territorio di Cortona dall’Ottocento ai giorni nostri. Il progetto scientifico sul quale è modellato il percorso museale individua le fasi che hanno caratterizzato la vita della città, a partire da quelle più antiche della sua formazione, e ne ricostruisce le dinamiche storiche, politiche, sociali, culturali e religiose attraverso i materiali archeologici, che assumono in questo modo il ruolo di testimoni di quelle dinamiche, non più solo feticci esposti per il loro impatto visivo o per il loro intrinseco valore artistico.
L'allestimento museografico, progettato dagli architetti Giovanni Longobardi e Andrea Mandara, ha dovuto adattare alle esigenze scientifiche della esposizione, che vuole comunicare concetti prima che oggetti, le sale di un edificio storico, dotato di valenze artistiche proprie e di uno specifico valore testimoniale. L’adozione di grandi vetrate in vetro strutturale ha consentito, in un unico percorso, di leggere la storia dell'edificio e di seguire il filo narrativo del racconto espositivo, che risponde ad un tempo a criteri tematici e cronologici, con un'attenzione costante ai contesti antichi di rinvenimento. Le grandi pareti trasparenti, infine, incorporano un esemplare sistema di comunicazione, tradizionale e multimediale, interamente bilingue (in italiano e in inglese), integrata da plastici, ricostruzioni e pannelli braille (per il pubblico non vedente o ipovedente), che la rendono unica nel panorama toscano e con pochissimi confronti in quello nazionale.
Al Museo della città etrusca e romana di Cortona ha direttamente contribuito la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, che ha affidato a Cortona e al suo nuovo museo tutti i materiali conservati a Firenze e tutti quelli restituiti dagli scavi degli ultimi anni, agevolando in questo modo la riuscita di un progetto scientifico, per la cui realizzazione tutti quei materiali erano necessari.
Il Museo della città etrusca e romana di Cortona è parte di un più ampio progetto: la costituzione di un sistema costituito dalle emergenze archeologiche del territorio (alcune di eccezionale rilievo, che coprono un arco temporale che va dal VII secolo a. C. al V secolo d. C.) e dal Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona, al quale spetterà il ruolo di centro erogatore dei servizi di accoglienza, di orientamento e di smistamento dei visitatori verso i complessi archeologici e monumentali.

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Pedalando Nel Passato Storie Di Uomini E Di Mestieri Firenze dal 20 giugno al 17 novembre 2013
toscana (firenze) firenze

pubblicato il 21/08/2013 15:51:39 nella sezione "Storia & musei"
Firenze, Museo Galileo
20 giugno- 17 novembre 2013

In occasione dei MONDIALI DI CICLISMO, il Museo Galileo ospita un’appassionante esposizione che racconta al pubblico le principali tappe nella storia della bicicletta.

La bicicletta ha una storia ricca di interessanti sorprese. La mostra, che si articola in due sezioni, illustra alcune delle tappe più significative dello sviluppo dei veicoli a due ruote.

Nella prima sezione sono esposti antichi bicicli che fanno parte delle collezioni del Museo Galileo, solitamente conservati nei depositi. Gravemente danneggiati durante l’alluvione di Firenze del 1966 e successivamente restaurati, sono stati donati da vari collezionisti. La raccolta spazia dalla draisina, l’antenato della bicicletta che si spingeva con i piedi, allo “scuotiossa”, il primo velocipede dotato di pedali e freni, ai bicicli dalle grandi ruote anteriori fino ai più recenti “bicyclette” e “bicicletto”.

La seconda sezione è dedicata alle cosiddette “biciclette dei mestieri”. Vere e proprie botteghe ambulanti, questi veicoli sono stati modificati e attrezzati con vari strumenti per lo svolgimento di diverse attività. Risalenti al periodo tra i primi anni del Novecento e il secondo dopoguerra, offrono uno spaccato di vita popolare e documentano antichi mestieri, come l’arrotino, il calzolaio, il burattinaio, alcuni dei quali oggi scomparsi. Le biciclette esposte costituiscono una selezione della collezione di Marco Paoletti.

La mostra è ideata e curata dal Museo Galileo – Istituto e Museo di Storia della Scienza, in collaborazione con Comune di Firenze, Collezione Marco Paoletti, Fondazione Sistema Toscana, Opera Laboratori Fiorentini – Civita Group e con la partecipazione di Biblioteca delle Oblate – Archivio Storico Comunale Firenze.

L’ingresso alla mostra è compreso nel biglietto del museo.

Costo del biglietto: 9,00 euro
Orario: 9.30-18.00; martedì 9.30-13.00

per maggiori informazioni
mostre.museogalileo.it/biciclette

MIBAC
Museo Galileo
Piazza dè Giudici, 1
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Museo dell'Abbazia di Abbadia San Salvatore
toscana (siena) abbadia san salvatore

pubblicato il 20/08/2013 09:18:26 nella sezione "Storia & musei"
Antiche tradizioni riferiscono che l’Abbazia possedeva tesori di argenteria ed oro; tra questi una chioccia aurea e relativi pulcini … ma nonostante le gravi perdite subitedopo la soppressione il tesoro esiste veramente, fuori di ogni fantasia e nel pieno delle sue realtà: costituito da numerosi reliquiari in artistico legno dorato, dal Busto di S. Marco Papa in bronzo dorato, dalla Casula a lui attribuita e dal reliquiario scoto-irlandese del VII° o VIII° secolo. Queste ed altre opere sono state restaurate dall’Opificio delle Pietre dure di Firenze e collocate in un piccolo museo allestito provvisoriamente sopra l’ala destra del chiostro. Attualmente si sta lavorando per dare un’alternativa al museo abbaziale, in modo da renderlo più accessibile ed accogliente per i tanti visitatori che vengono ad ammirarne gli oggetti sacri.
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Museo Archeologico Nazionale di Chiusi
toscana (siena) chiusi

pubblicato il 20/08/2013 00:31:47 nella sezione "Storia & musei"
Il biglietto del Museo comprende anche l'ingresso a due suggestive tombe etrusche, quella del Leone (temporaneamente chiusa per motivi di sicurezza) e quella della Pellegrina, quest'ultima con ricco apparato di urne e sarcofagi ancora in posto; la visita è in programma alle ore 11 e alle ore 14,30 nel periodo novembre-febbraio e alle ore 16.00 nel periodo marzo-ottobre. La tomba della Scimmia, con ciclo di pitture parietali, è visitabile solo martedì, giovedì e sabato alle ore 11.00 e alle ore 14.30 da novembre a febbraio e alle ore 16.00 da marzo a ottobre, su prenotazione. Le tombe sono situate a poco più di tre chilometri dal Museo, lungo la strada che porta al lago di Chiusi.

Al Museo è annesso un importante laboratorio di restauro visitabile a richiesta.

Biglietto d’ingresso Museo € 6,00. Fino a 18 anni e oltre 65 anni ingresso gratuito, riduzione del 50% (€ 3,00) da 18 anni a 25 anni e insegnanti di ruolo delle scuole statali (solo Comunità Europea).
Tomba della Scimmia € 3,00. Fino a 18 anni e oltre 65 anni ingresso gratuito.
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Museo Civico per la Preistoria del Monte Cetona
toscana (siena) cetona

pubblicato il 19/08/2013 08:25:59 nella sezione "Storia & musei"
Museo Civico per la Preistoria e Parco Archeologico Naturalistico di Belverde

Il Museo Civico per la Preistoria del Monte Cetona, istituito nel 1990, documenta le più antiche fasi del popolamento umano nel territorio che gravita attorno al massiccio del Cetona, a partire dal Paleolitico medio (50.000 anni da oggi) fino all'Età del Bronzo (4.000 anni da oggi).
Il percorso museale, organizzato in forma didattica, prosegue nel Parco Archeologico Naturalistico di Belverde, dove è possibile visitare gran parte dei siti da cui provengono i ritrovamenti esposti nel Museo e l'Archeodromo di Belverde, uno spazio all'aperto, adeguatamente attrezzato, da utilizzare come laboratorio didattico. Al momento comprende la ricostruzione di un'area abitativa riferibile all'Età del Bronzo, una cavità naturale nella quale è allestito un accampamento paleolitico, un settore destinato alla simulazione di attività di scavo archeologico, collegati da un itinerario nel bosco che tocca alcuni dei punti più suggestivi e panoramici dell'intero territorio. Il percorso prende avvio dal Centro Servizi del Parco Archeologico Naturalistico di Belverde, al cui interno sono presenti un'aula per attività didattica, una sala video, un punto informazioni, sosta e ristoro per i visitatori.

Biglietto d'ingresso Museo
Intero € 3,00, ridotto € 2,50
Parco e Archeodromo
Intero € 6,00, ridotto € 5,00
Cumulativo Museo, Parco e Archeodromo
Intero € 7,00, ridotto € 5,00 (solo per gruppi scolastici)
Ridotto per anziani (sopra 65 Anni), ragazzi (6-14 anni) e scuole.
Ingresso gratuito per i residenti del Comune di Cetona e per i bambini sotto i 6 anni.

Dove
Il Museo è ubicato al piano terra del Palazzo Comunale,
in via Roma 37 a Cetona (Siena)
Telefono: 0578237632 Fax: 0578238616
E-mail: museo@comune.cetona.siena.it

Il Parco è in località Belverde, Strada della Montagna; l'ingresso al Parco è presso il Centro Servizi, segnalato da cartelli lungo la stessa strada.
Telefono: 0578239219

Quando
Il Museo resta aperto:

Da giugno a settembre, da martedì a domenica dalle ore 10:00 alle ore 13:00 e dalle ore 16 alle ore 19
Da ottobre a maggio, domenica e festivi dalle ore 10:00 alle ore 13:00; sabato e prefestivi dalle ore 15:00 alle ore 18:00; da lunedì a venerdì aperto negli stessi orari della Biblioteca Comunale (lunedì-venerdì 10 - 13; martedì e giovedì anche 16 - 18)
Aperto anche su prenotazione per gruppi minimo 10 persone.
Il Parco e l'Archeodromo restano aperti:

Da luglio a settembre, da martedì a domenica dalle ore 10:00 alle ore 19:00
Da aprile a giugno e ottobre, domenica e festivi dalle ore 10:00 alle ore 13:00 e dalle ore 15:00 alle ore 17:00; gli altri giorni su prenotazione per gruppi minimo 10 persone
Da novembre a marzo su prenotazione per gruppi minimo 10 persone
Servizi aggiuntivi
Per le scuole è prevista la visita guidata al Museo, al Parco e all'Archeodromo, compresa nel costo del biglietto d'ingresso.
Su richiesta per scuole e gruppi vengono effettuati laboratori tematici, attività di sperimentazione, simulazione e animazione con operatori specializzati.
L'accesso a tutti gli spazi del Museo è possibile ai disabili.
Fondo librario specializzato consultabile a richiesta.
All'interno del museo sono presenti sale per esposizioni temporanee, conferenze, lettura, audiovisivi e punti sosta per bambini.
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Il Museo della Bottiglia e del Vetro Montalcino
toscana (siena) montalcino

pubblicato il 18/08/2013 11:06:39 nella sezione "Storia & musei"
Il “Museo della Bottiglia e del Vetro”, intitolato a Giovanni F. Mariani, si trova all’interno del Castello trecentesco di Poggio alle Mura, oggi conosciuto come Castello Banfi. Questo museo illustra le alterne vicende della produzione del vetro nella storia, dal V secolo a.c. ai giorni nostri. Probabilmente, l’esposizione più interessante dell’intero museo riguarda gli oggetti di vetro dell’Antica Roma, che secondo i critici costituirebbero la più vasta collezione privata del mondo.

Tra le antiche mura, nella vecchia scuderia e nel Frantoio, di cui si conserva ancora il macchinario originale del 1857, sono state sapientemente collocate le sale espositive, che trattano la storia del vetro e l’evoluzione del contenitore del vino. In questi locali sono esposte collezioni di antiche bottiglie, di bicchieri veneziani ed anche opere moderne della produzione veneziana, tra tutti la stupenda “Portatrice” di Pablo Picasso. La bellissima collezione di vetri romani inizia con piccoli oggetti in pasta vitrea riconducibili al V. e IV. Sec. a. C., e prosegue con vasi e balsamari di vetro soffiato del I. e II. Sec. d. C., fino ad arrivare a bottiglie e caraffe di vetro soffiato, appartenenti al IV. e V. Sec. d. C. Alcuni reperti sono stati recentemente restaurati presso il laboratorio del vetro di San Giovanni Valdarno, Arezzo, per restituire a questi vetri millenari l’antico splendore e i caratteristici riflessi del materiale vitreo. Tra i vetri veneziani che affascinano per il colore e la delicatezza della lavorazione spiccano un cestello “a reticello” cinquecentesco ed un grande bicchiere da esposizione con elementi in ottone smaltato, gli ultimi acquisti della Fondazione Banfi per arricchire la collezione e per rendere sempre più interessante la visita del museo.

Orario Apertura Museo:
- dalle 10 alle 19.30 dal 1°Marzo al 3 Novembre
- dalle 10 alle 18 dal 2 Gennaio al 29 Febbraio e dal 4 Novembre al 31 Dicembre (chiusura il 25 Dicembre e il 1° Gennaio)

I biglietti sono in vendita all’Enoteca al costo di €4,00 per persona (ridotto €3,50).
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Museo Archeologico delle Acque di Chianciano Terme
toscana (siena) chianciano terme

pubblicato il 16/08/2013 20:48:55 nella sezione "Storia & musei"
Il Museo Etrusco ha come denominazione ufficiale quella di Museo Civico Archeologico delle Acque di Chianciano Terme; questa denominazione che può apparire fuorviante, è stata voluta per sottolineare lo stretto legame che, sin dalla preistoria, ha legato il popolamento del nostro territorio con le acque in particolare quelle termali; non a caso infatti gli edifici di culto rinvenuti nel territorio sono tutti ubicati in prossimità di sorgenti termali tuttora sfruttate a fini balneo-estetico-terapeutici.
La Fondazione per il Museo Archeologico delle Acque viene istituita nel 1999 per la volontà congiunta dell’Amministrazione comunale e della locale Associazione Geoarcheologica al fine di garantire una snella ed efficace gestione dei beni archeologici del territorio.
SCOPI
La Fondazione, istituita dal Comune di Chianciano Terme e riconosciuta con decreto della Regione Toscana, ha come scopi statutari le seguenti attività:
a) la gestione del Museo Archeologico;
b) la gestione della ricerca, conservazione e fruizione dei beni e dei siti archeologici nell’ambito del Comune di Chianciano Terme;
c) la promozione e l’organizzazione di attività finalizzate alla valorizzazione dei beni archeologici di Chianciano terme.
Per informazioni su donazioni e lasciti: tel. 0578-30471
Email: :museoetrusco@libero.it
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La Tomba della Quadriga Infernale Sarteano
toscana (siena) sarteano

pubblicato il 16/08/2013 00:23:36 nella sezione "Storia & musei"
Nell’ottobre 2003, durante le annuali campagne di scavo del Museo Civico Archeologico di Sarteano nella necropoli etrusca delle Pianacce, è venuta alla luce una tomba con uno straordinario ciclo pittorico in ottimo stato di conservazione, databile nella seconda metà del IV sec. a. C.. Si tratta di una delle più importanti scoperte archeologiche avvenute in Italia negli ultimi decenni. La tomba monumentale e scavata nel travertino locale come tutte quelle del territorio di Sarteano, presenta un corridoio scoperto intagliato nel travertino di 19 metri di lunghezza con quattro nicchie e dopo la porta un lungo corridoio che dà accesso ad una camera a pianta quadrangolare di circa di m. 3,50 di lato. Sul lato sinistro la decorazione pittorica si sviluppa in quattro zone: sulla prima parte del corridoio prima della nicchia con la più significativa scena del demone che conduce una quadriga, sulla stessa parete, ma dopo la nicchia con due defunti distesi sulla kline in un banchetto ambientato nell’Aldilà, il tutto incorniciato tra un meandro superiore in rosso e nero e un fregio con delfini che si tuffano nelle onde correnti nella parte inferiore sopra uno zoccolo rosso; sulla parete sinistra della camera con un serpente a tre steste di grandi dimensioni ed infine sul frontone della parete di fondo, sempre a sinistra, con un ippocampo.


La prima scena, che è quella più complessa, costituisce un vero unicum iconografico nell’arte etrusca e rappresenta una figura vestita di rosso che conduce un carro condotto da due grifoni e due leoni. Una nuvola nera avvolge le fiere, giungendo davanti al volto del conducente del carro. Di fronte a tutta la scena, diretta verso l’esterno della tomba, così come la quadriga, un’altra figura presumibilmente demonica di cui si conservano i piedi e la parte inferiore di un’ala. La figura che conduce il carro è identificabile con Charun, equivalente del Caronte greco, anche se non ne ha i caratteri tipici che compaiono sulle sue raffigurazioni nelle pitture parietali tarquiniesi. Del tutto peculiare è anche la presenza della zanna che gli fuoriesce dal labbro inferiore, che è attestata in una rara redazione iconografica di Charun a Orvieto su lastre fittili. Il carattere ultraterreno del cocchio è dimostrato dalla stessa natura degli animali che lo conducono: i leoni rimandano ad una iconografia della dea Cibele, nota in ambito greco e romano, mentre i grifoni, eccezionalmente nel nostro caso privi di ali, sono assimilabili ai “draghi alati” che trainano la biga di Persefone su due note anfore di produzione orvietana con rappresentazione del viaggio agli Inferi. Un altro elemento della scena che rimanda a ceramiche di area orvietana è la singolare resa dell’interno del corpo dei nostri animali. Dunque Charun compare nella nostra tomba in un ruolo del tutto originale di conducente di una quadriga con caratteri del tutto eccezionali, che ha già accompagnato il defunto nel mondo dell’Aldilà, rispettando quindi la sua canonica funzione di demone accompagnatore delle anime nel viaggio ultraterreno. E la nicchia che si apre alle sue spalle, incorniciata da una porta di tipo cosiddetto dorico, rappresenta proprio il limite del mondo ultraterreno.

A destra della nicchia si sviluppa la seconda scena che vede una coppia maschile distesa sulla kline del banchetto che in quest’epoca, a differenza del periodo tardo arcaico e classico in cui si raffigurava il banchetto reale dei parenti del defunto, è sempre ambientato nell’Ade e svolto dai defunti stessi. I due personaggi maschili semidistesi, secondo il consueto schema del banchetto di origine orientale, indossano mantelli che lasciano completamente scoperto il torace, e sono caratterizzati da una resa marcata della differenza di età resa dal colore della carnagione. Anche il gesto di saluto affettuoso tra i due rimane senza confronti nella pittura parietale etrusca. Può trattarsi sia del gesto tra due amanti che di quello tra un padre un figlio, come farebbe pensare il contatto con le tombe Golini di Orvieto dove le figure maschili su klinai sono indicate da iscrizioni familiari. Questa figurazione pittorica è caratterizzata da una serie di linee preparatorie incise che non sono state seguite nel successivo sviluppo della linea di contorno e del colore, cioè i cosiddetti “pentimenti”. Un parallelo diretto è istituibile tra la raffigurazione del defunto più maturo, il proprietario della tomba deposto nel sarcofago sul fondo, e il ritratto di profilo di Velθur Velcha sulla parete destra della tomba degli Scudi di Tarquinia a dimostrazione di una circolazione di modelli tra le varie scuole pittoriche.

Accanto ai due banchettanti un servitore, vestito con una tunica trasparente e che tiene in mano un colino per filtrare il vino. Il volto giovanile con corti capelli chiari ricorda molto quelli dei servitori della tomba Golini I di Orvieto, in particolare del suonatore di doppio flauto.

Nella camera di fondo, che viene simbolicamente a rappresentare il recesso dell’Ade, a tutta parete su fondo bianco è raffigurato un enorme serpente a tre teste, munito di cresta e barba, con il corpo avvolto in un’unica grande spira. L’enorme mostro a tre teste, come consuetudine delle fiere infernali, è una chiara allusione all’ambito ctonio, ed è una presenza simbolica ricorrente nella ceramografia e nella pittura parietale della seconda metà del IV sec. a. C.. E sempre in ambito orvietano si trova il confronto più stringente per il mostro di Sarteano, seppur chiaramente in dimensione molto ridotta rispetto al nostro: nel serpente a due teste che lotta con il piccolo Eracle sul lato A dello stamnos del Pittore di Settecamini, attivo a Orvieto tra il 360 e il 330 a. C.. Sono quindi continui i rimandi tra la decorazione figurata del sepolcro sarteanese e Orvieto e in particolar modo con le tombe di Settecamini. Tuttavia animali simili sono molto frequenti sulle ceramiche degli ultimi decenni del IV sec. a. C. con scene di viaggi agli Inferi e nel repertorio figurativo dei sarcofagi ed inoltre rappresentazioni di serpenti con cresta e barba sono consuete sia in ambito greco che italiota.

Sul semitimpano della parete di fondo è raffigurato un grande ippocampo, simbolo, come i delfini del fregio del corridoio, del mondo marino come metafora di passaggio, ovvero del tuffo fra i flutti inteso come momento di transizione tra il mondo terreno e quello ultraterreno. L’ippocampo costituisce la più comune decorazione dei frontoni delle tombe tarquiniesi arcaiche, sia isolato sia associato a scene figurate, ed è poi attestato anche in alcune tombe della seconda metà del IV sec. a. C.. Al di sotto del timpano domina un grande sarcofago di alabastro grigio volterrano, ma decorato a Chiusi, con defunto recumbente sul coperchio e doppia kline a basso rilievo sulla cassa che è stato rinvenuto completamente distrutto a colpi di mazza e che ora è stato restaurato all’interno della tomba. Rappresenta il più grande e più antico esempio di sarcofago chiusino ed è anche l’unico rinvenuto con il corredo perché tutti gli altri provengono da scavi ottocenteschi.

Il corredo, recuperato in uno stato estremamente frammentario e di completo sconvolgimento, è stato ricostruito in tempi rapidissimi per essere esposto presso il Museo Civico Archeologico di Sarteano. Di esso fanno parte tre kylikes del cosiddetto Gruppo Clusium di produzione locale databili anch’esse -come le pitture- nei decenni tra il 340 e il 320 a. C., oltre a numerose ceramiche a vernice nera, ceramiche grigie, due grandi anfore, numerose vaschette di bruciaprofumi in terracotta decorate da uccellini e molti oggetti in bronzo.
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Sono ben 43 i musei diffusi nei territori della provincia di Siena
toscana (siena) siena

pubblicato il 15/08/2013 22:26:38 nella sezione "Storia & musei"
Sono ben 43 i musei diffusi nei territori della provincia di Siena che partecipano alla Fondazione Musei Senesi.
Un unico sistema museale che raduna istituti dedicati ai diversi aspetti del patrimonio culturale (arte e archeologia, antropologia ed etnografia, scienza e natura), al fine di preservare e valorizzare al meglio ed in modo unitario le meraviglie di una terra che guarda al futuro nella consapevolezza della storia straordinaria di cui è portatrice.

Una rete capillare di musei che accompagna alla scoperta delle diverse anime dei territori che costituiscono la Provincia di Siena: la Val d’Elsa, il Chianti, Siena, le Crete, la Val di Merse, la Val d’Orcia e il Monte Amiata, la Val di Chiana. Sette terre in una per un vero e proprio museo a cielo aperto fatto di preziose testimonianze archeologiche, di straordinari capolavori artistici, di saperi, usi e costumi delle comunità che li hanno determinati, in un dialogo continuo tra uomo e natura che plasma e modella da secoli la quinta essenza della Toscana.

La Fondazione, nata nel 2003, è stata costituita con il compito di promuovere la conoscenza di questo territorio e di questo straordinario patrimonio, consolidando e sviluppando il sistema museale realizzato negli anni Novanta dall’Amministrazione Provinciale di Siena con il supporto delle Soprintendenze, dei Comuni, delle Curie, della Fondazione e della Banca Monte dei Paschi, dell’Università degli Studi di Siena e della Camera di Commercio di Siena.
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